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Mostrami, donna di donne custode,
la tua solinga emancipazione:
lascia l’ago, imbraccia il forcone,
frantuma sulla vanga la tua schiena,
se sola vuoi restare.
Tendi il mio arco, caccia la tua preda,
apri le viscere col mio coltello,
battiti sola contro il flagello
della malattia ed il nemico
che nell’ombra tende insidie sola
affronta e sola trema se vuoi.
La libertà d’esser soli niun ti levi,
s’a nessuno vuoi fidar la tua vita,
s’esser sol vuoi nocchiero di te stessa,
in questi anni brevi
del nostro sanguinar vuoto mortale.

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