Un classico al mese

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“Morto che cammina, morto che cammina”
Son io, che grigio e tetro mi trascino
Senza lagrime per le vie piangendo,
Tratto come cieco da sorte avara.

Tu Lúthien dovei per me esser
Ed io Beren ristoro in te trovar;
Ma sol sull’erba languo e piango e strido
E grido’l nome tuo, ma invano.

E invano pronuncio amare parole,
Che sol riecheggian: “Tinúviel Tinúviel”,
Ma Tinúviel, lontana, non torna.

Di Sauron invoco fedeli schiatte,
Che al tormento mio seduta stante
Fine pongan d’inutile vita mia.

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