Un classico al mese

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Sta per uscire nelle sale il nuovo capitolo di Tomb Raider, fortunatissima saga che vide la luce nel 1996 per le piattaforme PlayStation, Sega Saturn e MS-DOS. A vestirne i panni stavolta è l’attrice svedese Alicia Vikander, uno scricciolo di un metro e sessantacinque per cinquanta chili. E la cosa è semplicemente ridicola.

È di qualche giorno fa la simpatica polemica sul balzo che Dwayne “The Rock” Johnson compie nell’ultimo film che lo vede protagonista, Skyscraper; un salto semplicemente impossibile, sul quale i social hanno ironizzato con calcoli di fisica e teorie ai limiti della fantascienza. Ma il personaggio che hanno cucito addosso all’ex wrestler è proprio quello che vuole sembrare: un omone tutto muscoli capace di qualunque cosa. E questo perché The Rock sembra davvero un omone tutto muscoli capace di qualunque cosa; o quantomeno è davvero un omone tutto muscoli. Al di là delle decine di meme sul fatto, nessuno sano di mente potrebbe ritenere quel salto un’incoerenza, così come nessuno potrebbe ritenere un’incoerenza i calci volanti coi quali Chuck Norris atterra decine di nemici più grossi di lui (anche perché ho il serio sospetto che potrebbe farlo veramente e senza troppa fatica).

Dove voglio arrivare? In una storia di fantasia, i presupposti sono tutto. Posso inventare quello che voglio poiché la fantasia non ha, in linea generale, alcun limite. Ma all’interno del mondo che si crea bisogna essere coerenti. Non posso creare troll che alla luce del sole si tramutano in pietra e poi farli correre in un prato a mezzogiorno, a meno di trovare una giustificazione valida. Angelina Jolie, la prima Lara Croft del grande schermo, aveva almeno la parvenza d’essere un’avventuriera: alta, muscolosa e determinata (fan fact: l’attrice volle girare gli stunt in prima persona, rischiando spesso gravi infortuni). La pur bellissima Alicia invece potrebbe al massimo recitare in una commedia à la Bridget Jones.

Tanto più che quello odierno è un cinema fortemente realista, quindi tutto volto a cercare la verosimiglianza più estrema, spesso a discapito della narrazione. Perciò leggendo “Tomb Raider“, che significa letteralmente “razziatore/-trice di tombe”, uno si aspetterebbe una Ronda Rousey con frusta e cappello, non certo una figlia-di-papà con gli occhi da cerbiatta. Ma evidentemente il realismo che persegue tale cinema si ritrova solo negli effetti speciali.

Conan il Barbaro compie imprese d’ogni tipo: è guerriero, pirata, sovrano. Non ha rivali e ogni regina vorrebbe sposarlo. Ma per quanto inverosimile, il suo personaggio è coerente. Quando è ancora adolescente, spezza il collo a un toro: tutto ciò che viene dopo è una conseguenza piuttosto naturale. Ho sentito qualcuno lamentarsi del fatto che Harry Potter sia soltanto un ragazzino, in grado però di evocare incantesimi potentissimi. Ma anche in quel caso, i presupposti sono coerenti con le conseguenze: si presuppone che esista la magia e che alcuni individui possano evocarla e servirsene; che vi siano ragazzini in grado di uccidere con una formula e una bacchetta di legno è un’ovvia conseguenza e nulla più.

I supereroi, per quanto fantasiosi, sono coerenti con le loro origini: Superman è un alieno le cui cellule vengono potenziate dalle radiazioni solari, perciò il fatto che possa sollevare palazzi e volare alla velocità della luce è, nella narrazione, più che normale. Ma che una ragazzina ossuta sconfigga i cattivi più temibili e sopravviva alle peggiori avversità è letteralmente assurdo.

Arya Stark, una delle protagoniste de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, è una bambina che deve imparare troppo in fretta quanto il mondo sia crudele e spietato. Ma non si trasforma d’improvviso in un Terminator in grado di atterrare qualunque avversario. Anzi, per sopravvivere deve sfruttare le sue doti, deve essere “silenziosa come un’ombra”; la sua arma è una piccola spada chiamata “Ago” con cui infilza a tradimento i nemici, non brandisce come per magia (che, se esplicitata, sarebbe pure un buon presupposto) uno spadone a due mani che nessun’altro potrebbe sollevare.

Hollywood a quanto pare non riesce a superare le proprie contraddizioni; pare esserne invece una fornace senza requie. Così, per soddisfare certe manie femministe, crea personaggi femminili invincibili; ma, dal momento che è ancora profondamente sessista, questi paiono più modelle di Victoria’s Secret che guerriere. 

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