Pasolini, omosessuale, «traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto»

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Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gli uomini – io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente. Mi limito a dir questo, perché, a proposito dell’aborto, ho cose più urgenti da dire. Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio più forte ancora che ogni principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo.

Scritti Corsari, 19 gennaio 1975. Il coito, l’aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti (Sul «Corriere della sera» col titolo «Sono contro l’aborto»)

Gli oltranzisti dell’aborto (cioè quasi tutti gli intellettuali «illuminati» e le femministe) parlano a proposito dell’aborto come di una tragedia femminile, in cui la donna è sola con un suo terribile problema, quasi che in quel punto il mondo l’avesse abbandonata. Capisco. Però potrei aggiungere che quando la donna era a letto non era sola. Inoltre mi chiedo come mai le oltranziste rifiutino con tanto ostentato disgusto la retorica epicizzante della «maternità» mentre accettano in modo del tutto acritico la retorica apocalittica dell’aborto.
Per il maschio l’aborto ha assunto un significato simbolico di liberazione: essere per l’aborto incondizionatamente gli sembra una patente di illuminismo, progressismo, spregiudicatezza, sfida. E’ insomma un bellissimo, gratificante giocattolo. Ecco perché tanto odio per chi ricordi che una gravidanza non voluta può essere, se non sempre colpevole, almeno colposa. E che se la prassi consiglia giustamente a depenalizzare l’aborto non per questo l’aborto cessa di essere per la coscienza una colpa. Non c’è anticonformismo che la giustifichi: e chi di anticonformistico non possieda che un fanatico abortismo, certamente ne è seccato e irritato. E allora ricorre ai metodi più arcaici per liberarsi dell’avversario che lo priva del suo piacere di sentirsi spregiudicato e all’avanguardia.

Scritti Corsari 10 marzo 1975. Cuore (Sul «Corriere della sera» col titolo «Non aver paura di avere un cuore»)

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