Un classico ogni trenta giorni

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Il nostro elegante intellettuale di sinistra, nuovamente dimesso dall’ospedale, s’affretta a tornare a casa, zoppicando e arrancando a causa della considerevole quantità di gesso che lo ricopre.

Di fronte al suo appartamento, sulla porta del vicino, nota una targa prima assente: APU – Associazione Pacifisti Uniti. Incuriosito ed esaltato per tale iniziativa, bussa senza esitazione col braccio buono. Gli apre un ragazzo sorridente e pacato, il quale lo invita a partecipare alla loro prossima riunione, che sta per cominciare tra pochi minuti.

Dopo qualche intervento, decide di parlare anche l’intellettuale, che esordisce così: “Ho sempre pensato che il pacifismo fosse un valore imprescindibile, essenziale per una società sana ed equilibrata: non ci dovrebbero essere conflitti, screzi, incomprensioni; dovremmo invece essere tutti amici, fratelli. Di sinistra, di destra, di centro, giovani, vecchi, uomini, donne, anarchici, poliziotti…”. Purtroppo per lui, ai pacifisti certe categorie non vanno proprio giù: quelli di destra, i poliziotti… persino certi vecchi beceri. Quelli son fascisti, nazisti: non si meritano il loro pacifismo!

Così il poveretto si trova a dover imparare a proprie spese che il pacifismo ha i suoi limiti e che a voler essere troppo pacifista, ti ritrovi con più ossa spezzate di quante ne avessi prima.

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Il Polemarco Pacifista, amico mio…