NESSUN UOMO, NESSUN DISABILE, NESSUN MALATO È DI TROPPO!

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Oggi è stato ammazzato un uomo di 40 anni, Fabiano Antoniani, che smarrendosi nell’estrema sofferenza aveva dimenticato quanto grande fosse il valore della propria vita. Io non lo conoscevo ma mi ha arrecato un dolore tremendo la notizia che un uomo sia stato soppresso con questa tranquillità, che un mio fratello uomo sia stato tolto dal mondo nel ghigno di chi sorride, senza nessuno che lo pianga. Come se Fabiano non valesse nulla, come se fosse spazzatura anziché una persona. Come se una persona malata si potesse buttare via tale e quale un cellulare che non funziona più.
La riposta a questa dimenticanza per cui Fabiano non ricordava più il suo essere unico, il suo essere una ricchezza per tutti, sarebbe stata amare dimostrando che per me vali, che tu hai valore, che non sei di troppo, perché NESSUN UOMO, NESSUN DISABILE, NESSUN MALATO È DI TROPPO. Tu non sei di troppo! Vali così tanto, che posso dare il mio tempo e il mio cuore per te, e il tuo non poter camminare, il tuo aver bisogno di me sono solo il tuo modo di essere prezioso, immensamente importante. La tua esistenza non mi è indifferente, e così potrebbe iniziare a non essere più indifferente nemmeno a te stesso. Se tu sei amato, impari a volerti bene, a guardarti come un dono che hai ricevuto per te stesso e per gli altri. Ma il nostro tempo ci sta dando la possibilità di lasciarci amare, oltre a correre, lottare, scopare, fuggire, consumare?
Qualcuno ha preferito ingannare Fabiano facendogli recitare un ruolo da protagonista -un tentativo estremo di dare significato ideologico alla propria vita- in quella che è la campagna pubblicitaria di PD e Radicali (vedi Associazione Luca Coscioni) per la morte gaia, per il nulla atroce, sostenuta da qualche settimana anche da alcuni ambienti ahimè vaticani, dai salotti europei e dai media del globalismo militante, per cui la vita vale se produce e se funziona sennò si butta via (tecnocrazia allo stato puro). Lo sguardo di Gesù sull’uomo, che tu creda o no, era un altro e lo sai anche se non credi che quello sguardo è più attraente, più vero, più pieno. Lo intuisci, debolmente ma già naturalmente lo intuisci quando ami un bambino che ancora non parla o un vecchio che ormai non parla più, quando accompagni un disabile o quando ti rendi conto che la tua vita consiste in ciò che ami e in chi ti ama e non in ciò che hai il potere di fare.
Voglio chiedervi una preghiera per Fabiano, comunque la pensiate, per quella che io credo -con certezza- una povera vittima del nostro tempo vigliacco, del nostro tempo senza più amore. Siamo soli come cani, soddisfatti della nostra produttività e delle nostre serate in discoteca e coi nostri tanto applauditi diritti in mano: per che cosa viviamo, amici miei? Per una dichiarazione universale dei diritti dell’uomo? Per cosa -per chi!- stiamo offrendo la nostra vita, per che cosa vale la pena che io viva, che tu che mi stai leggendo viva? Occorre una serietà con se stessi, per guardare a queste domande, che forse non abbiamo più il coraggio, la forza, la virilità, la dolcezza di concederci. Occorrerebbe un miracolo, occorrerebbe che divenissimo diversi, tutti, anch’io.

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