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Io vedo il suicidio come un atto di grande coraggio, sempre. Il suicidio non è mai una resa. Se il suicidio è qualcosa, esso è un moto, mai una immobilità. Immobilità è sedersi e attendere passivamente che il tempo passi e le disgrazie pure. Ma c’è un però. Il martire avrà sempre una marcia in più rispetto al suicida, per quanto ammirevole sia il gesto del nostro Celio. Il martire infatti accetta di subire qualcosa di tremendo, di doloroso, di straziante e, peggio ancora, di umiliante. Accetta, non subisce, né decide di farla finita per conto suo, via difficile ma non la più difficile. Il suicidio è una via onorevole, ma non la più onorevole. Il samurai che compie il seppuku è un grande uomo, ma Santo Stefano è un uomo ancora più grande perché si fa piccolo di fronte alla volontà divina che lo ha voluto lì in quel momento e in quel luogo.

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