L’utopia della laicità

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Pretendere una scuola laica è come pretendere l’acqua asciutta o, meglio ancora, un bicchiere d’acqua senza l’acqua dentro. È ovvio che la scuola non debba diventare un corso di preparazione dell’estremismo religioso, ma conosco ben poche scuole private che si siano dedicate a questo compito. Laico, però, per il moderno non significa lasciare uno spazio di libertà al singolo per quanto riguarda quanto e se voglia implicarsi in una religione o in un’altra, così come nell’ateismo militante. Sia l’una che l’altra posizione implicherebbero la conoscenza e il contatto con la religione stessa, mentre la moderna laicità si limita ad ignorarla e quasi ad ignorarne l’esistenza. Il religioso dovrebbe sapere bene quello in cui vive e che difende, l’ateo non dovrebbe avere dubbi su quello che combatte; l’uomo che cerca la verità non può fare a meno di venire a contatto con quello che pretende di essere la verità o una delle verità. Ma il principio della laicità è più che altro quell’agnosticismo imbelle di chi rimanda a domani una questione urgente per dedicarsi a qualcosa d’altro; il che può anche essere una posizione interessante, ma di certo incoerente ed in pesante contraddizione con quelli che dovrebbero essere i principi dell’educazione e dell’istruzione. Nessuno che rimandi al giorno dopo lo studio prenderà un buon voto nel compito in classe; nessuno che non si produca in un esercizio frequente avrà la capacità di affrontare il problema di una verifica. Se la questione, d’altra parte, è che non si sa la verità o se ci sia una verità da ricercare, viene da chiedersi a cosa serva studiare. Se l’unica questione in ballo nella scuola fosse fornire delle abilità basilari per poi trovare un lavoro, la cosa si potrebbe fare in modo molto più semplice e diretto ed essa potrebbe tranquillamente terminare con le scuole medie.
Il fatto più divertente però è che l’eliminazione di una Verità unica a cui fare riferimento non ha di certo aumentato la possibilità di esercitare il proprio libero arbitrio da parte degli studenti. Ho sentito infinite volte dei compagni lamentarsi del taluno o talaltro professore che si comportava come se esistesse soltanto la sua materia. Di solito i grandi conoscitori dello spirito umano incolpano gli studenti per la poca voglia di lavorare e i professori di non avere cura della salute mentale dei propri studenti. Entrambe le cose possono essere vere, ma, se ci si ferma alla questione morale che è propria di ciascuno, si ignora il fatto che la faccenda sia percepita da molti. Il fatto è che, eliminato il fattore unificante dell’istruzione e dell’educazione, eliminato il punto di riferimento più alto cui tendere (la formazione dell’uomo alla verità e al suo riconoscimento) non si eliminano tutte le cose fastidiose della religione, dogmatismo e richiesta di impegno totale e radicale fra tutte; piuttosto si moltiplicano all’infinito. È ovvio che, se non c’è più una verità cui tendere tramite la matematica o il greco, la matematica e il greco diventano la verità per coloro che hanno dedicato ad uno di essi tutta la loro esistenza. È una verità antica: dove cessa il monoteismo inizia l’idolatria o peggio ancora il politeismo. Al monoteismo basta un giorno da dedicare al suo unico Dio per adempierne gli obblighi ed il resto è per lo più lasciato alla sua libertà; al politeismo non bastano neanche tutti i giorni della settimana. Il monoteismo crede in un’unica verità e chiede di rinunciare alla falsità per legarsi ad essa; il politeismo costringe il suo fedele a fingere di credere in molte verità contraddittorie e spesso in guerra fra di loro. Una scuola religiosa dà all’individuo l’unica scelta sensata che si può fornirgli riguardo a qualsiasi cosa: o accettare il suo credo, o rifiutarlo. Non è un caso che la maggior parte dei frequentatori di scuole religiose, finiscano dell’essere atei e nemici della religione stessa; la loro libertà è stata posta di fronte all’unica scelta libera: o con me, o contro di me. La scuola areligiosa produce un’infinità di persone che non hanno compiuto alcuna scelta e che molto spesso non hanno la minima idea di quali siano le possibilità di fronte al loro libero arbitrio. Solo che, come è noto, non scegliere è sempre una scelta, anche se in questo caso inconsapevole.

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