L’originalità selvaggia

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La continua pretesa di originalità sarà la fine del vero. La verità non è originale, anzi, è per lo più banale e sciocca, non di rado fino all’assurdità della banalità stessa. L’erba che si calpesta in un prato è bella perché è vera ed è vera perché è banale. Se l’erba non fosse verde, sarebbe di certo straordinaria, ma non bella. Troverei l’erba rossa alquanto inquietante, allo stesso modo di quella blu e nessuno potrebbe criticare chi si rifiutasse di appoggiarci sopra il piede. Si potrà accusare tale mentalità di chiusura e abitudinarietà e può darsi che lo si faccia a ragione; eppure mi pare follia criticare lo scienziato che osservando qualcosa di insolito, quindi originale, sia cauto a riguardo.

A me questa originalità in tutto e per tutto non piace molto; non la trovo espressiva, né bella, né vera. Sono convinto che possiamo amare il colore dei fiori perché i loro steli sono verdi, perché emergono in qualche modo dall’ordinarietà del prato come eccezioni e non come regola; allo stesso modo, l’artista, il pensatore, l’intellettuale sono originali non perché ogni volta creano qualcosa di nuovo, ma perché fioriscono sul vecchio banale stelo verde.

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