Un classico al mese

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Sulle ultime dichiarazioni della Lawrence, cioè sul fatto che molte attrici come lei siano state sottoposte a rigide e umilianti selezioni in base a bellezza e girovita (ma la cosa vale anche e soprattutto per tutte le altre molestie di cui si è parlato in questi giorni), non viene a nessuno un rigurgito nei confronti di questa semplificazione? Nessuno si chiede: “Ma davvero la faccenda riguarda solo carnefice e vittima? Veramente abbiamo A che vessa B, B che subisce A e basta?”. Non dico che sia lei a semplificare, ci mancherebbe. Siamo noi che ci nutriamo di queste notizie senza riuscire a fare lo sforzo di analizzare le questioni; abbiamo perso ogni senso critico, ci beviamo quello che ci viene detto così com’è, tutto d’un fiato.
La domanda che dovremmo invece porci è: “Ma Jennifer è finita da sola tra le grinfie dell’orco? E come lei, tutte quelle attrici molestate sono andate da sole incontro a quei ricatti?”. Non è forse la società odierna che ci fa una testa così con la retorica dei sogni? Non ci dicono fin da quando capiamo qualcosa di seguire i nostri sogni a tutti i costi, “to follow your dreams no matter what”? Non ci hanno convinti che se non realizziamo quei sogni non siamo niente, siamo dei falliti? Certo, poi ti dicono che tu vali indipendentemente da quello che​ fai; ma sottovoce, alla fine, come quelle postille illeggibili al termine di un contratto, perché altrimenti la cosa sembrerebbe proprio la porcheria che è. E cosi cresci con la convinzione che se non diventi ciò ciò desideri, la tua vita non ha senso, che il tempo e le energie che non spendi a perseguire i tuoi progetti sono tempo ed energie sprecate.
Allora come ci si può stupire che una donna sia pronta a tutto pur di realizzare il proprio sogno di diventare attrice, cantante e via dicendo? I mostri non sono così potenti come vorrebbero farci credere; il potere che hanno non è innato, ma deriva loro da una cultura arrivista, la cultura del successo, della fama e dei soldi. Se a una bambina ripeti da sempre che lei deve diventare qualcuno, che se da grande vuole fare l’attrice allora deve fare di tutto per diventarlo, è ovvio e scontato che di fronte a un ricatto scelga di cedere. In quel frangente non le servirà a nulla la postilla in minuscolo che le dice: “Vattene, non hai bisogno di lui, tu non sei quello che fai, i sogni non valgono la tua dignità”. Ella vedrà solo i termini del contratto.
L’orco non è da solo; il mostro ha degli alleati. Il Minotauro era sì confinato nel Labirinto, ma non catturava da sé le sue vittime: era Atene ad inviargliele.

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