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“You don’t have a soul, Doctor. You are a soul. You have a body, temporarily.”

Walter M. Miller Junior.

Credo che in molti si ritroveranno d’accordo con questa affermazione, a pelle. Nonostante l’autore ci sia sconosciuto esprime molto bene quello che la modernità, anche e soprattutto laica, pensa dell’uomo. Quello che conta di noi è la nostra mente, la nostra interiorità, il resto è solo il guscio vuoto in cui ci muoviamo; noi siamo un ghost in the shell, in fondo. La scienza e la fantascienza (come quella del manga appena citato) d’altra parte ci promettono da tempo di sopravvivere al nostro corpo o per lo meno di poterlo potenziare in qualche modo, tanto quello che conta è l’anima.
Il corpo, una volta frate asino, ora non ci limita più. In un mondo liquido come il nostro tutto è possibile ed anzi, tutto è perfettibile e questo rende ciascuno più libero ogni giorno che passa grazie all’apporto della tecnologia. Talmente libero da essere dipendente dalla libertà, dal doverla cercare ad ogni costo, dal dover tagliare tutti i legami costrittivi che ci incatenano a qualsiasi cosa.
E poi, soli di fronte all’onnipotenza della perfettibilità non saremo travolti dell’angoscia?
Forse vale la pena di ascoltare ancora quel desiderio di certezze, l’eco della solidità che alberga in noi.

 

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