Le prime camere a gas (1939), decreto di Hitler (1/09/1939): alle “persone incurabili” deve essere “concessa una morte pietosa”

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” Le prime camere a gas furono costruite nel 1939 in ottemperanza al decreto di Hitler del primo settembre, secondo cui alle “persone incurabili” doveva essere “concessa una morte pietosa”. La parola “assassinio” era stata sostituita dalla perifrasi “concedere una morte pietosa”.
[…]
I centri di sterminio dovevano essergli apparsi altrettanti “istituti di carità”, come li chiamavano gli esperti di eutanasia. ”

Hannah Arendt, La banalità del male, 1964
[ed. Feltrinelli, Milano, pag. 114]

Non ho fatto paragoni, ho solo citato un’autrice molto importante sul tema che spiega alcune cose su quegli eventi storici che per la prima volta hanno fatto emergere il tema dell’eutanasia. Non ho tratto conclusioni né fatto paragoni, sto cercando di offrire materiale che aiutato a focalizzare le argomentazioni, le vicende, il tema come si è posto DI FATTO nella storia. Poi ognuno fa legittimamente le proprie analisi e i propri distinguo. Mi occupo di cultura da sempre e mi sembra il minimo offrire ai miei contatti estratti dai testi che ho studiato e che siano materiale utile per la riflessione. Hannah Arendt non fa paragoni e non li ho fatti neanche io. Cerchiamo di allargare gli orizzonti, pensare ci fa bene.
Hannah Arendt, donna, ebrea, d’adozione americana, non cristiana, antifascista.

Se poi si chiede a me che cosa io pensi dell’eutanasia odierna, penso che sia omicidio dell’innocente scomodo e se mi viene chiesto che cosa pensi del suicidio assistito, penso che sia omicidio del depresso.
Una persona ha sempre valore e se pensa di non averne lo si deve aiutare a recuperare la consapevolezza di aver valore, non avallare l’inganno con cui -poveretto- pensa di essere un inutile scarto.
Sono i miei valori, ne sono convinto in coscienza su approfondita riflessione razionale, non posso affermare il contrario.

C’è anche, però, l’eutanasia attiva che non è suicidio assistito: si procura con la somministrazione di sostanze letali al soggetto incosciente e quindi non consenziente in atto. In questo caso l’azione è attiva e non omissiva, mancando comunque l’elemento della collaborazione quindi non potendosi qualificare come “suicidio”.
Gli elementi che si incrociano sono a doppia matrice: somministrazione letale/sospensione di trattamento necessario alla vita – coinvolgimento di volontà in atto/incoscienza del soggetto morituro (con ulteriore differenziazione su presenza di DAT/ assenza di DAT, come nel caso Eluana).
La legge in discussione alla Camera non prevede, per esempio, l’ipotesi della somministrazione di sostanza letale, a differenza della situazione svizzera. È una legge comunque omicida, ma mi pare che i più pensino ignorantemente che il Parlamento italiano stia lavorando ad una legge che permetterebbe casi come quello di Fabiano, invece -comunque la si pensi- non è così. Basta leggere il ddl, ma figuriamoci se fanno la fatica di mettersi a leggere, sein.

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