Festa
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Nella vita ci vuole un po’ di follia, sento sempre ripetere, come fosse un mantra; solo la follia ci mantiente sani di mente, recita una preghiera moderna. Io sono assolutamente d’accordo, ça va sans dire: la mia principale rubrica s’intitola Ordinarie Follie e Dio solo sa quanto io tenga a questo concetto, a questa idea.
C’è però un però: è la follia moderna la stessa follia che intendo io? Chi usa l’hashtag #follia a corredo delle foto dello scorso sabato sera, ha in mente la stessa follia che ho in mente io? La risposta è scontata, o io non starei qui a parlarne: no, non si tratta della stessa follia. Certo, io non mi tiro indietro di fronte a una serata all’insegna del vino e del divertimento e i miei amici potranno ampiamente testimoniarlo. Ma mi guardo bene dal definire una di queste serate come il momento di massima follia nella mia vita, o comunque come quella follia che mi salva dalla monotonia del quotidiano. È tra le mie attività preferite ricordare le mie e altrui imprese dopo aver reso onore ad un paio di bottiglie di vino, ma questo fa parte di quella che per me è una vita del tutto ordinaria; non c’è nulla di veramente folle nel fare bisboccia una volta ogni tanto. È un antidoto alla noia bere con gli amici, ma non è la cura della serietà, o meglio della seriosità.
La cura della seriosità è quella follia che è davvero folle; quella follia che non si riduce a saltare e ballare in discoteca o farsi un piercing o imboccare una stradina collinare ai 100 all’ora. La follia di cui parlo io è prendere decisioni ardite, fare scelte pericolose, scelte che abbattano le piccole pareti di un sabato sera. La follia a cui io tengo tanto è uno slancio, un salto nel vuoto, non un banale salto sulla pista da ballo. È ardire, coraggio e persino incoscienza. Follia è perdonare un torto che nessuno perdonerebbe, accogliere qualcuno che nessuno accoglierebbe, giurare eterna fedeltà contro ogni istinto e contro ogni logica mondana. Follia è fare scelte letteralmente sconvenienti, cioè prive di qualunque tipo di apparente convenienza (in special modo economica, dato il tempo in cui viviamo). La follia vera è quella che spaventa i fanatici del sabato sera e dell’hashtag #follia su Instagram, coloro i quali credono di trovare la libertà in una notte di bagordi, ma guai a spostare di una virgola i loro impegni quotidiani, gli appuntamenti, le tasse, le ferie ad agosto, il vestirsi alla moda. Anzi, se possibile essi vedono con astio o quantomeno con diffidenza chi compie scelte veramente folli, decisioni davvero coraggiose. E allora ecco che partono sermoni che nemmeno mio nonno, che ha 84 anni, potrebbe sognarsi di fare.
Forse perché in fondo in fondo si rendono conto che il loro è un puntare al ribasso, che a loro piace “vincere facile”. Forse sanno d’essere dei miseri “borghesi che vogliono fare la loro vita borghese con le loro avventure borghesi progettate in agenzia di viaggio”, per citare il mio amico Samuele. Capiscono che la loro vita è un susseguirsi di scelte comode; magari pure faticose, ma pur sempre comode, esenti da rischi, prive di ogni tipo di emozione che vada al di là dell’ebbrezza dell’alcol o dell’adrenalina sprigionata sulle montagne russe.
Quale meraviglia andrebbe loro incontro se solo accettassero il rischio, se solo si lanciassero senza curarsi del poi! Che grande vita sarebbe la loro se per una volta fossero folli sul serio! Che miracolo avverrebbe se per un istante soltanto decidessero di infischiarsene di moda, schemi e conseguenze e uscissero dalla strada che han sempre percorso zitti e muti! Allora sarebbero in grado, come dice Chesterton, di “trasformare ogni secondo di vita nel paese delle meraviglie, semplicemente facendo un passo fuori dal sentiero battuto”.

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