La religione markettara morirà

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Sono cattolico, praticante e fermamente credente e, proprio per questo, nulla mi ferisce di più del vago proselitismo a cui sembra improntata la pastorale attuale. La mia conversione non l’ha fatta una festa dell’oratorio, né un appello alla morale e neanche ancora un ambiente sano; l’ha fatta uno che mi ha guardato come un uomo e non come un numero da aggiungere ad una massa informe. Mi si è detto, più volte, che queste cose sono solo per attirare e poi i contenuti veri vengono dopo, il che è molto ingiusto nei confronti e del Cristianesimo e delle persone stesse. Il Cristianesimo non è una medicina amara, non ha bisogno di miele sul bordo del bicchiere. La sua unica pretesa è di rispondere alle necessità ultime dell’uomo; se non è un’amabile panacea in sé, non ha senso che esista. Ma peggio ancora, se l’uomo non è in cerca di questa panacea allora attirarlo con i brillantini e poi rifilargliela, non farà altro che produrre delusione e rancore. Se tu mostri le perline colorate, quelli che verranno vorranno le perline colorate, se la logica non è caduta tanto in basso da diventare un’opinione. Eppure sembra che questa sia l’unica via: attirare la gente con bigiotteria sbrilluccicante a buon prezzo e poi tirare fuori le perle. Certo, le perle saranno infinitamente più belle e vere del vetro colorato, ma hanno anche un prezzo ben maggiore che non tutti sono disposti a pagare. Possibile che non sia chiaro che questa è la principale ragione dell’oscillazione del numero dei fedeli nelle chiese?

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