La neolingua non ci deve spaventare

Öèôðîâàÿ ðåïðîäóêöèÿ íàõîäèòñÿ â èíòåðíåò-ìóçåå Gallerix.ru
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Bisogna ammettere che quando Orwell scrisse 1984 diede molto da riflettere ai suoi contemporanei e ne dà tuttora anche a noi. Ci sono però dei punti del libro che non ho mai ritenuto credibili e che poi, con studio e analisi personale, mi risultano decisamente impossibili. Uno di questi è la neolingua; non tanto perché non si stia creando una neolingua per condizionare il nostro pensiero, o per lo meno che non la si stia usando, dato che è abbastanza ovvio che il politically correct sia stato preso a cuore da alcuni partiti particolari che ne fanno la loro forza, ma perché si tratta di un’arma di un’impressionante debolezza.

Il fatto è che comunque le si chiami, le cose restano quello che sono, anzi, l’eufemismo e la menzogna non fanno che divorare sé stessi. Possono funzionare nel mondo orwelliano, perché là non c’è speranza e l’umorismo non esiste; però nel nostro mondo, che, ricordo, è quello reale, la risata, l’ironia, il sarcasmo, la presa di giro esistono ed anzi, occupano le nostre giornate e le nostre menti molto di più di quanto lo possa fare qualsiasi altra cosa. E questa sì che è un’arma potente contro tutto ciò che è falso: che cosa è meno credibile di ciò che è ridicolo?

Dunque, ogni volta che vi imbattete in un qualche infortunio lessicale, non strillate alla neolingua, ma castigate ridendo mores, castigate con il ridere i costumi.

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