Un classico ogni trenta giorni

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Esiste una tecnica di sopravvivenza incredibile nei rapporti umani, che siano amorosi o di semplice amicizia. Io la chiamo la “Tecnica dell’Ammiraglio Ackbar”, ispirata al famigerato gerarca della Ribellione che in Episodio VI si accorge prima di tutti dell’agguato che l’Impero ha loro teso. Ecco, come l’ammiraglio fa 2+2 e si rende conto della situazione, gridando la celebre frase “è una trappola!”, noi dovremmo imparare a collegare i punti, a riconoscere le situazioni di pericolo, quelle premesse che fanno di un rapporto una trappola, che lo rendono tossico. Sono cose che s’imparano sul campo, purtroppo; ma siccome io ho avuto modo di sperimentarle ultimamente, voglio condividerle con quante più persone possibile.

Un esempio? Quando una persona che ritenete importante, il rapporto colla quale pensate sia importante, vi ferisce, ci sono due reazioni possibili da parte sua: di comprensione o di difesa. Quando qualcuno, messo di fronte a una responsabilità vera o presunta, si mette sulla difensiva invece che venirvi incontro, invece di capire, ebbene… scappate! Se dite a una persona a cui tenete e che pensate tenga a voi: “Sto male, tu mi hai fatto male”, e questa in primis si difende e rigetta le “accuse”, ecco allora dovete capire immediatamente che di voi non le importa nulla, o almeno non abbastanza. Chi si preoccupa più di mantenere immacolata la propria immagine, ai suoi e vostri occhi, chi culla la propria coscienza a vostro discapito, chi antepone il proprio ego al vostro bene non è un amico né un amante, ma a malapena un conoscente. E forse nemmeno.

Quando qualcuno si comporta così, per quanto pensiate sia essenziale per voi, fuggite! Gridate: “It’s a trap!”, e girate la nave. 

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Il Polemarco “It’s a trap!”