Il paganissimo Chesterton

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Sono stufo di sentirmi dire quanto fosse cattolicissimo Gilbert Keith Chesterton, manco fosse un re di Spagna del Siglo de Oro e lo sono particolarmente perché chi me lo dice ritiene questa la cosa più interessante del mio autore inglese preferito, dimostrando di saper poco sia di lui che del Cattolicesimo, e probabilmente si può dir lo stesso anche dei re di Spagna.

Esistono al mondo più di un miliardo di cattolici ma, sicuramente perché sono un cattolico cattivo e limitato, non mi sono mai interessato a tutto quello che hanno fatto, scritto e pensato solo perché appartengono al mio stesso credo e alla mia stessa Chiesa. Sono amico di dozzine e dozzine di cattolici, ma non ho mai preteso di ritenerli interessanti in quanto tali; è per questa banale ragione che ci sono altrettante dozzine di cattolici che conosco e a cui non mi sono legato, nonostante con tutta probabilità siano più santi e aderenti alla dottrina dei miei amici. D’altra parte bisogna ammettere che uno dei punti fondamentali del cattolicesimo è proprio questo: non si salvano solo gli interessanti e il paradiso è certo pieno di persone noiose quasi quanto me, il che mi dà una speranza. Mentre il mondo insegue l’originalità a tutti i costi, il cattolico vive in un luogo in cui può essere un po’ più semplicemente sé stesso, in tutta la banalità che l’essere uomini comporta.

La Chiesa Cattolica è, secondo il suo significato etimologico, universale, il che significa che accanto al pubblicano e alla prostituta ha tenuto un posto anche per l’uomo ordinario. Il nostro Chesterton, per quanto mastodontico, scompare nella folla che nessuno può contare dei beati comuni e non ha di certo una veste più bianca della loro, come sperano i farisei. D’altra parte, proprio chi vuole una veste più bianca, chi vuole spiccare davanti a tutti nell’assemblea santa, chi vuole essere più cattolico degli altri finisce presto o tardi col discostarsi dalla Chiesa in cerca della sua propria via, come la storia ci insegna da Simon Mago a Lutero. In questo non si può negare che il nostro Gilbert fu assolutamente banale.

Tuttavia si dà il caso che fosse anche qualcosa d’altro. Era uno scrittore di rarissimo talento, un filosofo di grandissima acutezza, un pensatore di grandissima intelligenza. La sua vena apologetica, se fosse stato un tipo casa e chiesa come molti lo vorrebbero tratteggiare, sarebbe stata banale e lo stesso si può dire del suo geniale umorismo. Chesterton fu in primo luogo un uomo ed anche da uomo non fu un eremita. La sua prima preoccupazione non fu di essere in linea con la morale cattolica, né di essere dottrinalmente irreprensibile. Non fu un teologo più di quanto non lo sia ogni uomo con le sue domande e risposte personali su Dio e se ci stupisce la sua ortodossia in questo è semplicemente perché aveva scoperto che il Cattolicesimo era vero e non che la verità era cattolica. La sua ricerca non era della dottrina migliore, più sana, più morale e più tradizionale, ma di quello che poteva salvare la sua vita. In questo fu estremamente pagano di fronte ai cattolicissimi suoi commentatori, perché fece una cosa che i cattolicissimi non sanno più fare: mise in discussione tutto per arrivare alla verità.

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