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Nell’antichità fu notata la differenza tra le stelle fisse, che apparentemente si muovevano attorno alla Terra di moto circolare uniforme, e i pianeti, il cui moto sembrava invece variare più volte di velocità e occasionalmente anche invertire temporaneamente la propria rotta (il cosiddetto moto retrogrado apparente). Tra i Greci era opinione diffusa che il moto circolare uniforme delle stelle fosse dotato di una perfezione che ben si confaceva alla superiore natura di queste, ma ci si stupiva del fatto che all’apparenza i pianeti, pur essendo anch’essi di rango elevato, non possedessero tale caratteristica.
Oggi ci spieghiamo senza problemi queste particolarità perché sappiamo che tutti i pianeti, compresa la Terra, oltre a ruotare attorno ad un proprio asse, orbitano attorno al Sole rispettando le tre leggi di Keplero:
1) l’orbita di un pianeta è un’ellisse di cui il Sole occupa uno dei due fuochi (dunque bisogna rinunciare all’idea di orbite perfettamente circolari);
2) il segmento che unisce il centro del Sole al centro del pianeta spazza aree uguali in tempi uguali (ne consegue che durante il suo moto un pianeta varia la propria velocità orbitale);
3) i quadrati dei tempi che i pianeti impiegano a percorrere le loro orbite sono proporzionali al cubo delle loro distanze medie dal sole.
In particolare risulta che i moti retrogradi sono un’illusione causata dalla combinazione del moto terrestre con quello, a velocità differenti, degli altri astri.

Nell’antichità invece, per rendere conto di queste anomalie, ad un certo punto si immaginarono i pianeti in orbita circolare attorno a centri secondari, a loro volta orbitanti circolarmente attorno alla Terra.
Si tratta delle orbite eccentriche (epicicli quelle più piccole, deferenti quelle più grandi), introdotte per la prima volta da Ipparco e alla base del sistema geocentrico di Tolomeo.
Questo trucchetto permetteva di conservare la perfetta circolarità delle orbite, ritenuta irrinunciabile, descrivendo però con una discreta approssimazione il moto effettivo dei pianeti.
La natura ambigua del moto planetario destò inquietudine anche al di fuori dei confini ellenici: nello Zurvanesimo, un’eresia del Mazdeismo, i pianeti erano considerati i comandanti dell’esercito di Ahriman, lo spirito del male, che secondo la tradizione li aveva generati con un atto di autosodomia, e ad essi si opponevano le dodici costellazioni, comandanti di Ohrmozd, lo spirito del bene.

Insomma, i pianeti hanno dato molto da pensare a chi non riusciva a capacitarsi del loro moto apparentemente anarchico (del resto la stessa parola “pianeta” è un termine che può essere tradotto con “vagabondo”), e non si deve credere che ogni loro mistero sia stato svelato dalle intuizioni di Keplero: anomalie dell’orbita di Mercurio furono spiegate solo nel Novecento alla luce della teoria della relatività di Einstein.

I vagabondi celestiNell'antichità fu notata la differenza tra le stelle fisse, che apparentemente si muovevano attorno alla Terra di moto circolare uniforme, e i pianeti, il cui moto sembrava invece variare più volte di velocità e occasionalmente anche invertire temporaneamente la propria rotta (il cosiddetto moto retrogrado apparente). Tra i Greci era opinione diffusa che il moto circolare uniforme delle stelle fosse dotato di una perfezione che ben si confaceva alla superiore natura di queste, ma ci si stupiva del fatto che all'apparenza i pianeti, pur essendo anch'essi di rango elevato, non possedessero tale caratteristica.Oggi ci spieghiamo senza problemi queste particolarità perché sappiamo che tutti i pianeti, compresa la Terra, oltre a ruotare attorno ad un proprio asse, orbitano attorno al Sole rispettando le tre leggi di Keplero:1) l'orbita di un pianeta è un'ellisse di cui il Sole occupa uno dei due fuochi (dunque bisogna rinunciare all'idea di orbite perfettamente circolari);2) il segmento che unisce il centro del Sole al centro del pianeta spazza aree uguali in tempi uguali (ne consegue che durante il suo moto un pianeta varia la propria velocità orbitale);3) i quadrati dei tempi che i pianeti impiegano a percorrere le loro orbite sono proporzionali al cubo delle loro distanze medie dal sole.In particolare risulta che i moti retrogradi sono un'illusione causata dalla combinazione del moto terrestre con quello, a velocità differenti, degli altri astri.Nell'antichità invece, per rendere conto di queste anomalie, ad un certo punto si immaginarono i pianeti in orbita circolare attorno a centri secondari, a loro volta orbitanti circolarmente attorno alla Terra. Si tratta delle orbite eccentriche (epicicli quelle più piccole, deferenti quelle più grandi), introdotte per la prima volta da Ipparco e alla base del sistema geocentrico di Tolomeo. Questo trucchetto permetteva di conservare la perfetta circolarità delle orbite, ritenuta irrinunciabile, descrivendo però con una discreta approssimazione il moto effettivo dei pianeti. La natura ambigua del moto planetario destò inquietudine anche al di fuori dei confini ellenici: nello Zurvanesimo, un'eresia del Mazdeismo, i pianeti erano considerati i comandanti dell'esercito di Ahriman, lo spirito del male, che secondo la tradizione li aveva generati con un atto di autosodomia, e ad essi si opponevano le dodici costellazioni, comandanti di Ohrmozd, lo spirito del bene. Insomma, i pianeti hanno dato molto da pensare a chi non riusciva a capacitarsi del loro moto apparentemente anarchico (del resto la stessa parola "pianeta" è un termine che può essere tradotto con "vagabondo"), e non si deve credere che ogni loro mistero sia stato svelato dalle intuizioni di Keplero: anomalie dell'orbita di Mercurio furono spiegate solo nel Novecento alla luce della teoria della relatività di Einstein.Il video mostra come il moto retrogrado apparente di un pianeta possa essere descritto, con la medesima efficacia, in due modi diversi: 1) postulando che il pianeta si muova su un epiciclo, a sua volta in orbita attorno alla Terra immobile2) considerando sia il pianeta che la Terra in moto attorno al Sole, ma a differenti velocità.Sul blog: https://storiadelleidee.blogspot.it/2017/08/i-vagabondi-celesti.html

Posted by Storia delle idee on Friday, August 25, 2017

Il video mostra come il moto retrogrado apparente di un pianeta possa essere descritto, con la medesima efficacia, in due modi diversi:
1) postulando che il pianeta si muova su un epiciclo, a sua volta in orbita attorno alla Terra immobile;
2) considerando sia il pianeta che la Terra in moto attorno al Sole, ma a differenti velocità.

Bibliografia: “Zoroastro e la fantasia religiosa”, R. C. Zaehner, Il Saggiatore 1962

Articolo originale su Storia delle Idee

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