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La hybris, l’orgogliosa tracotanza dell’uomo greco, si levava contro qualcosa o meglio contro Qualcuno. In Eschilo alla hybris fa sempre da contraltare tísis, la vendetta divina.
La hybris dell’uomo odierno, contro Chi si leva?
Il Dio bestemmiato diviene un puro nome, un flatus vocis, il tracotante non ha più un padre contro cui scagliarsi. È così che la contemporaneità è riuscita a togliere gusto persino al peccato, rendendolo vuoto e democratico, perché la posa scimmiesca di chi non vede radici riesce un po’ a tutti, anche al peccatore semplice di massa, senza bisogno di leggendaria empietà. Si è così scoperta l’essenza ultima del peccato: non il gusto, ma la nientificazione democratica nella noia, la scomparsa dell’io.

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