Un classico al mese

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Quando abbiamo trattato la storicità di Cristo abbiamo fatto cenno anche a quelle teorie che accosterebbero tratti della storia di Gesù alle biografie di celebri personaggi religiosi a lui precedenti. Abbiamo già anticipato che tali teorie non hanno credito accademico e che vengono sostenute per lo più da dilettanti desiderosi di screditare il cristianesimo presentandolo come un plagio. Non c’era però spazio per approfondire anche queste tematiche, e dunque la trattazione di tali parallelismi era stata rimandata ad altre occasioni.

Ecco che in questa sede ci occuperemo di una di queste comparazioni, quella tra Gesù e Horus, celebre dio egizio.

Prima di tutto però qualche premessa. Le analogie sono significative, e ci parlano di contatti tra le civiltà, solo se sono numerose, realmente significative e riconducibili ragionevolmente, almeno per ipotesi, ad un qualche tipo di contatto tra le culture in questione.
Una singola perfetta sovrapposizione può essere data semplicemente dal caso: la storia abbonda di cose di questo genere, così come la nostra esperienza di vita quotidiana, e se le sovrapposizioni non sono nemmeno così precise, anche due o tre possono tranquillamente ascriversi all’accidentalità.
Talvolta poi i punti di contatto, anche se perfetti, sono però del tutto privi di rilevanza, in quanto discendono evidentemente dalla comune natura umana, che è sempre alla base di ogni racconto, da un simile contesto di formazione del racconto o dalle caratteristiche che una divinità, per definizione, deve necessariamente avere. Insomma, è normale che un dio compia miracoli e che in qualche misura vinca i limiti che invece affliggono l’essere umano, altrimenti non sarebbe un dio. Va da sé anche che il dio venga collocato, simbolicamente o no, nelle profondità del mare, sotto terra o in cielo, visto che si tratta di luoghi normalmente non accessibili all’uomo e che meglio di qualunque altro possono rappresentare l’invisibilità degli dei e la loro natura sfuggente, mai del tutto afferrabile dalla comprensione umana. Stando così le cose, non c’è da meravigliarsi se più divinità hanno resuscitato i morti e scacciato le malattie o sono ascese al cielo e discese agli inferi. Queste, o cose simili, sono semplicemente ciò che ci si aspetta compia un essere degno di essere chiamato dio, e dunque è ciò che gli uomini attribuiscono ai loro dei fittizi e anche ciò che probabilmente è in grado di compiere un dio realmente esistente.

Dunque, per quanto riguarda la vicenda di Gesù Cristo, la sua ascesa al cielo non può essere considerata una caratteristica originale, mentre lo è la morte in croce. Ne consegue che la scoperta di altri dèi ascesi al cielo non avrebbe alcuna importanza, mentre un altro dio morto in croce potrebbe essere degno di interesse (ma ricordiamoci sempre della possibilità delle coincidenze, del possibile retroterra comune e, in sostanza, del fatto che una singola coincidenza non è in grado di rivelarci nulla).

Che affinità avrebbe Horus con Gesù? Dicono che sia nato il 25 dicembre, da una vergine (Iside Meri, nome che richiamerebbe quello di Maria, madre di Gesù), e che la sua nascita sia stata annunciata da un segno celeste, e che abbia camminato sulle acque, guarito i malati per poi morire crocefisso e risorgere dopo tre giorni. Dicono anche che sia stato battezzato nel fiume Eridano (nome che ricorda il fiume Giordano) da un certo Anup o dal dio Anubi, che abbia iniziato ad insegnare a dodici anni nel Tempio e che dopo i trenta sia sparito per ben diciotto anni, e si specula molto anche sul fatto che sia stato impegnato in un’eterna battaglia con una sorta di demonio, il dio Seth. Avrebbe avuto oltretutto dodici apostoli e sarebbe stato chiamato Krst, che significherebbe “unto” proprio come Cristo.

Ogni tanto se ne tirano fuori altre, ma siamo costretti a limitarci a queste perché altrimenti non finiremmo più: nello stesso momento in cui scriviamo per confutare queste ci sono persone, in giro per il web, che ne stanno creando di nuove. Quelle selezionate però sono di sicuro le analogie più citate e sorprendenti, popolarizzate dal video Zeitgeist e inventate da autori senza il minimo credito come Gerald Massey e Acharya S (ma abbiamo già parlato di queste fonti, inutile tornarci sopra).

Iniziamo allora a vedere cosa sappiamo di Horus, tenendo presenti però alcune cose sulla mitologia egizia. Alcuni aspetti dei miti egizi sono di difficile comprensione, perché seguono una logica a noi non familiare e ci parlano attraverso codici che comprendiamo solo in parte. A ciò aggiungiamo che molte storie non le conosciamo nella loro interezza o che di alcune di esse possediamo versioni diverse. Non dimentichiamo mai che quello che qui accorpiamo in un unico discorso (per i nostri scopi è lecito) è in realtà una fusione di racconti provenienti un po’ da tutti i periodi che hanno caratterizzato la storia egizia, una storia che, com’è noto, copre un lasso di tempo di tre millenni.
Per evitare di dare informazioni parziali o fuorvianti, cercheremo di restare il più possibile sul generico, senza approfondire i dettagli.

IL MITO DI HORUS

Intanto questo Horus, come tutti gli dèi egizi, si manifesta in molti modi diversi e a volte si fonde con altre divinità. In particolare però esiste un Horus celebrato come guerriero adulto fratello di Iside e Osiride, i cui occhi sono il sole e la luna, e un Horus bambino che ne è invece figlio e che, una volta, cresciuto, vendica la morte del padre Osiride. È in questa versione che il personaggio assume la sua enorme importanza nel mito e ci è meglio noto. Il suo animale sacro per eccellenza è il falco, sotto le cui sembianze è generalmente rappresentato. Ad Edfu veniva perfino allevato e onorato un vero falco selezionato per essere una rappresentazione vivente del dio.
Questo Horus è intanto legato alla regalità, infatti è lui il vero sovrano d’Egitto e il faraone in qualche modo lo rappresenta in terra (non a caso si dice che siede sul trono di Horus). Questo dominio sull’Egitto l’ha conquistato a seguito di una lunga lotta dinastica contro lo zio Seth.

Horus e Gesù: il mito e le false analogie

La famosa triade di Osorkon II: al centro Horus, ai lati Osiride e Iside (IX sec. a. C.)

I prodromi di questo scontro risalgono a quando Horus non era ancora nato: all’epoca Seth era in rapporti conflittuali con Osiride, suo fratello, e per toglierlo di mezzo si decise per l’omicidio. Iside, ritrovato il cadavere di Osiride, suo fratello e compagno, riesce però a riportarlo in vita quel tanto che basta per concepire con lui Horus. A questo punto Horus, venuto alla luce dopo una sofferta gravidanza di dieci mesi, viene nascosto dalla madre in un campo di papiro, tenuto segreto e nascosto a Seth che potrebbe sbarazzarsene, e lì il piccolo rimane finché non diventa abbastanza grande da vendicare il padre. Da piccolo intanto gli capitano diverse sventure, da cui per fortuna esce sempre illeso grazie all’intervento della madre, esperta delle arti mediche, o di altre divinità. Horus ha frequentemente i vermi intestinali, una volta ingoia un demone mentre succhia il latte dal seno della madre e soprattutto venne punto da uno scorpione: a seguito di questa puntura il fanciullo morì, ma fortunatamente in quell’occasione la madre riuscì a riportarlo in vita. In seguito la madre trasmetterà al figlio tutto il suo sapere medico rendendolo un efficiente guaritore.
In ballo c’è anche il dominio sull’intero Egitto, e i due personaggi rappresentano in effetti l’Alto e il Basso Egitto, unificati agli albori della storia egiziana ma una volta divisi (anche nei secoli successivi comunque il paese sarà chiamato frequentemente “le due terre”). Il doppio copricapo regale, composto di un copricapo rosso ed uno bianco, simboleggia proprio l’unione dei due domini.

Horus e Gesù: il mito e le false analogie

Seth ed Horus, simboli dell’Alto e del Basso Egitto, incoronano Ramses II (tempio minore di Abu Simbel). Horus a destra è perfettamente riconoscibile dalla testa di falco, l’animale-simbolo di Seth invece non è mai stato identificato con certezza, sebbene a volte si parli di un asino

Gli dèi assistono alla lotta tra i due pretendenti al trono e decidono di aprire un processo per stabilire a chi spettasse il dominio sull’intero Egitto. Il processo durerà però ben ottanta anni, ed è comprensibile che i due contendenti nel frattempo abbiano deciso di tentare di risolvere la questione per altre vie. Horus e Seth si sfidarono infatti varie volte, una volta avevano scommesso su chi avrebbe vinto una regata a bordo di barche di pietra: in quell’occasione Horus vinse perché aveva adoperato una barca di legno dipinta in modo che sembrasse di pietra, invece di utilizzare una vera barca di pietra come Seth, che colò a picco per il peso dell’imbarcazione.
Un altro episodio di questa contesa è molto scabroso per noi uomini d’oggi e potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno, tuttavia è un racconto davvero interessante sotto molti punti di vista e vale la pena tentare di comunicarne l’essenza.
Uno degli argomenti favoriti da Seth per motivare la legittimità delle sue pretese di dominio è che Horus è troppo debole e il comando del paese va affidato a qualcuno molto più forte. Per persuadere gli altri dèi di ciò, tenta di possedere il suo giovanissimo nipote poiché il dominarlo sessualmente sarebbe stato un segno irrefutabile della sua superiorità gerarchica. Quando però Horus riceve le prime avances, si insospettisce e corre dalla madre per ricevere consiglio. La madre lo mette in guardia dai malefici disegni dello zio raccomandandogli di stare il più possibile alla larga da lui. Nel caso però che Seth fosse riuscito ad attuare il suo proposito, Iside aveva pensato anche a questo: Horus avrebbe dovuto raccogliere il seme dello zio nelle sue mani e in questo modo portarlo da lei.
Il fattaccio alla fine avvenne, e Horus seguì le indicazioni della madre, la quale amputò le mani del figlio facendole cadere nel Nilo. In seguito queste mani, mai più recuperate da Horus, finiranno a Nekhen, venerate come reliquie, ma in qualche modo, grazie ad una concessione di Ra, il dio continuerà a possedere un paio di mani funzionanti.
Dopo aver disperso il seme di Seth nel fiume, Iside aiuta Horus ad espellere il suo per versarlo sulla lattuga di Seth. In questo modo il dio, mangiando dal suo orto, avrebbe assorbito anche il seme del nipote.
Questa storia così intricata rivela la sua finalità nel momento in cui Seth fa il grande annuncio: ha dominato il nipote, che quindi si è reso indegno della regalità. Ma ecco il colpo di scena: Horus fa un annuncio identico sostenendo di aver dominato lo zio! Il capo dell’assemblea riunita, il dio Toth, per stabilire chi fosse veridico chiamò a sé la semenza di entrambi i contendenti, e gli dei poterono vedere il seme di Seth che emergeva dal fiume e quello di Horus che spuntava dalla fronte di Seth, sotto forma di anello dorato (che divenne poi la corona di Toth). La conclusione più logica era che Seth si era limitato a disperdere il suo seme nel Nilo, mentre Horus aveva realmente dominato il suo avversario.
Questa storia, oltre a darci un’idea di come fosse diversa la sensibilità degli egizi nei confronti di questioni come la sessualità e l’incesto, è interessante anche per almeno altri due motivi.
Intanto il tema del dio infestato da un seme estraneo sembra essere un vero e proprio topos mitologico dell’Antico Oriente, trovandosi in altre forme anche in almeno un altro mito egizio e nella mitologia mesopotamica. L’altro mito egizio di cui parliamo riguarda sempre il dio Seth: ebbe un rapporto con una dea nota con un nome che in lingua egizia significa tanto “Il seme” quanto “Il veleno”, ma questa gli penetrò nel corpo passando per la fronte, portandolo in una condizione di sofferenza che poté essere risanata solo da Ra, grazie all’intercessione di Anat, paredra di Seth.
In Mesopotamia il dio afflitto da questi problemi è il sumero Enki.
La sua sposa Ninhursag, stanca delle ripetute infedeltà del marito, seppellisce il seme di Enki sotto terra, e le piante che nascono in loco ne risultano quindi contaminate. Quando Enki mangia i frutti di queste piante, assimila assieme ad esse anche il suo stesso seme, il quale lo feconda in diverse parti del corpo. I rigonfiamenti che Enki inizia ad avere un po’ qua e un po’ là sono destinati ad ucciderlo ma Ninhursag, tornata sui suoi passi, in qualche modo libera il marito, e per ogni parte del suo corpo che si era gonfiata, dà vita ad una divinità guaritrice.
L’altro motivo per cui la contesa a sfondo sessuale tra Horus e Seth è interessante è perché ci dà l’ennesima conferma di come le nostre moderne categorie interpretative naufraghino quando si vuole comprendere il significato dell’omoerotismo nel mondo antico. Generalmente gli antichi non distinguevano tra omosessuali ed eterosessuali, ma tra attivi e passivi (era soprattutto la sessualità maschile di cui si discuteva, mentre quella femminile era spesso trascurata). E l’atto di sodomia definiva un rapporto gerarchico tra i partecipanti: l’attivo spesso non era considerato biasimevole, ma il passivo poteva esser visto con sospetto o disprezzo. Di solito un rapporto di questo tipo era concepibile e socialmente accettato solo quando il passivo era, sotto qualche punto di vista, di rango inferiore. Sostanzialmente il mito che abbiamo visto ci dice che probabilmente anche tra gli Egizi era diffusa questa comune visione del mondo antico, al punto che Seth può immaginare di poter avere una rivalsa legale sul suo avversario sopraffacendolo sessualmente. E la cosa più importante è che nessuno degli altri dèi ha nulla da obiettare alla pretesa di Seth, come se la sua visione fosse condivisa senza dubbi o remore.

Ma come si risolse infine la contesa tra Horus e Seth?
Gli dèi avevano a lungo discusso e alla fine avevano deliberato che la regalità spettasse ad Horus, ma che sarebbe stato opportuno dare anche un risarcimento a Seth. Un compromesso ragionevole che però non poté tradursi in pratica, perché il demiurgo, padre degli dèi che aveva una spiccata predilezione per Seth, abbandonò adirato l’assemblea divina. Ci pensò sua figlia Hathor, tra l’altro nutrice e moglie di Horus nella mitologia egizia, a tirarlo su denudandosi davanti a lui. In questo modo il processo poté riprendere, ma in una direzione completamente diversa. Si decise di appellarsi al dio Osiride, oramai signore dell’aldilà in cui restava confinato. Naturalmente il dio si espresse a favore di Horus, suo figlio, ma riuscì a sedare ogni tentativo di ribellarsi alla sua decisione minacciando di inviare i suoi terribili emissari, esseri mostruosi che gli stessi dèi temevano.
Fu così che il trono d’Egitto fu assegnato ad Horus, e i tentativi fatti successivamente da Seth per sovvertire le cose lo condussero soltanto a venir esiliato nel deserto, di cui divenne il signore.

CONFRONTO TRA HORUS E CRISTO

Alla fine di questa rassegna di fatti interessanti su Horus, da cui è stato tenuto fuori ben poco (cose irrilevanti per le questioni che vogliamo trattare, come i miti riguardanti il suo occhio), possiamo tornare ad esaminare le presunte analogie tra il dio egizio e Gesù Cristo:

Horus è nato il 25 dicembre Falso. Non risulta da nessuna parte. Ma se anche fosse stato, non avrebbe avuto alcuna importanza, perché da nessuna parte, nel Nuovo Testamento, è riportato che Gesù sia nato il 25 dicembre. La data fu scelta tempo dopo, e abbiamo già visto che l’origine pagana della data è tutta da dimostrare e che un’eventuale provenienza pagana della stessa non genererebbe comunque imbarazzo o difficoltà.

Horus è nato dalla vergine Iside Meri Falso. Come abbiamo visto, Iside non concepì in stato virginale Horus, ma lo ebbe con un regolare rapporto sessuale, prodigioso solo per il fatto che Osiride era precedentemente morto. Da nessuna parte poi il suo nome è affiancato da “Meri”.

La sua nascita è stata annunciata da un segno celeste Non ci risulta, invitiamo comunque chiunque avesse delle fonti a proporcele per vagliarle assieme.

Ha camminato sulle acque Come sopra

Ha guarito i malati Vero, Horus era un guaritore, come tantissimi altri dei (Asclepio, per esempio, ma anche la stessa Iside), e i terapeuti egizi arrivavano a scacciare i demoni in suo nome, ma abbiamo già spiegato che questa analogia da sola è molto debole.

Morto in croce e resuscitato dopo tre giorni Nulla di tutto ciò. Horus non muore in croce, al limite si può ricordare l’episodio dello scorpione e far notare che Iside lo riporta in vita dopo la puntura dell’aracnide, ma abbiamo già detto che è la cosa più normale del mondo che gli dei non siano limitati quanto noi dalla morte.

Battezzato nel fiume Eridano da Anup o Anubi Cosa inventata di sana pianta: Horus non è mai stato battezzato e Anup nemmeno esiste.

Ha iniziato ad insegnare nel Tempio a dodici anni Quale tempio? Comunque anche questa cosa non sembra attestata da nessuna parte.

Dopo i trent’anni è sparito per diciotto anni Non risulta, ma comunque Gesù non risulta scomparso per un periodo di tempo così lungo.

Seth è l’equivalente di Satana No, Seth in alcuni periodi ha goduto anche di un certo culto, nel mito egizio ricopre anche ruoli positivi e secondo certe fonti si sarebbe anche riconciliato con Horus.

Horus aveva dodici apostoli Pare di no

Fu chiamato Krst, che significa “Unto” Non ci risulta, né che sia stato chiamato così, né che questa parola abbia tale significato

A questo punto sembra evidente che tanto simili i due personaggi non sono, ma se anche avessimo trovato due o tre analogie, che importanza avrebbe avuto? Il materiale è abbastanza vasto da doverci aspettare delle coincidenze. Anzi, stupisce il fatto che i miticisti abbiano dovuto inventarne di inesistenti invece di dare risalto a quelle che potevano agevolmente trovare. Ad esempio l’infanzia nascosta di Horus poteva essere ricollegata alla strage degli innocenti del Vangelo, oppure si poteva far notare che entrambi i personaggi furono circoncisi, essendo la circoncisione una prassi tipica tanto degli Egizi quanto degli Ebrei. Evidentemente questi signori non avevano una grande conoscenza del tema, se non hanno saputo fare di meglio.
Naturalmente potremmo esserci persi le fonti-chiave che danno ragione ai miticisti, in effetti questo è il problema che si pone di solito quando si cerca di dimostrare che una cosa non esiste: non si sa mai se prima o poi non possa saltar fuori l’elemento che ti smentisce. Ma è proprio per questo che l’onere della prova dovrebbe spettare a loro, perché per affermare che Horus è stato crocefisso devono averlo letto da qualche parte, e allora ci indichino la fonte al fine di valutare se l’informazione è attendibile.
Noi restiamo in attesa, ma ricordate che Zeigeist come fonte si squalifica da sola.

Bibliografia:

“Egitto eterno” di Pierre Montet, Il Saggiatore Milano 1964
“La religione egizia” di Siegfried Morenz, Il Saggiatore Milano 1968
“Gli eroi del mito” di Edwin Oliver James, Il Saggiatore Milano 1961
“Antichi imperi d’Oriente” di Sabatino Moscati, Il Saggiatore Milano 1963
“La Storia Vol. 1” a cura di Massimo L. Salvadori e Enrico Cravetto, Istituto Geografico De Agostini Spa Novara 2007
“La vita quotidiana degli Egizi e dei loro dei” di Dimitri Meeks e Christine Favard-Meeks, Mondadori Libri Spa Milano 2018

Fonte: Storia delle Idee

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