Un classico al mese

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L’elegante intellettuale di sinistra, sopravvissuto grazie al pronto intervento di pochi valorosi cittadini e dalla solerzia di esperti medici, esce finalmente dall’ospedale.

Ancora dolorante, scorge in lontananza un vivace e colorato corteo di femministe, tutte mezze nude e intente a gridare al mondo i loro diritti. Contento di poter fornire il proprio appoggio a una sì nobile causa, s’affretta zoppicando a seguirne la marcia. Ci vuole un secondo per fare suoi gli slogan delle donne: “Morte al patriarcato! Il futuro è femmina! L’utero è mio e lo gestisco io!“. Dopo poco le contestatrici lo notano e iniziano a guardarlo torve. Temendo di non essere abbastanza femminista, il nostro intellettuale si sforza d’inventarsi qualcosa. Così grida: “Meno ricette, più tette!“.

C’è un attimo di silenzio, prima che il corteo cambi direzione riversandosi su di lui al grido di: “Maschilista! Non siamo oggetti!“.

La buona notizia è che l’ospedale si trova a un centinaio di metri da quel che resta dell’intellettuale; per quanto riguarda la causa femminista, pare che il corteo abbia trovato pane per i suoi denti in un gay pride dietro l’angolo, pieno zeppo di travestiti che pretenderebbero di entrare nei loro bagni.

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