Un classico al mese

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I cristiani non credono perché il mondo è brutto, ma perché è bello.

Dicono che un credente è tale perché ha bisogno di esorcizzare il male che c’è nel mondo, la sofferenza che alberga nella sua vita. I romani nei loro epitaffi si struggevano per una vita insensata e piena di dolore, al termine della quale non si poteva far altro che scomparire senza lasciare traccia. Sembrava dunque che il Cristianesimo avesse rotto questo incantesimo, sembrava quasi che i cristiani avessero mostrato la bellezza di questo mondo a chi non la vedeva, che avessero trovato un senso laddove non c’era. Ma questo non è del tutto vero.

Il Cristiano non è colui che vede la bruttezza in questo mondo e cerca così la bellezza in un altro. Il Cristiano è colui che vede la bellezza in questo mondo e proprio per questo non accetta che essa possa finire, che essa sia tutta qui. Proprio perché il mondo è così incredibile deve esserci qualcosa di ancora più incredibile; un bello assoluto rispetto a questo bello relativo, un bene infinito rispetto a questo bene temporaneo, una gioia piena rispetto a queste gioie passeggere.

“E proprio perché era tutto così bello, nasceva in me un desiderio, sempre lo stesso: da qualche parte doveva esserci qualcosa di ancora più bello”.

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