Cristo non ci permette di essere buoni

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“Ordinarie follie” di Edoardo Dantonia

 

C’è un dettaglio, nei brevi racconti che ho finora riportato in queste ordinarie follie, di cui mi sono accorto solo ultimamente: io non sono il buono. Non sono il buono quando ho bisogno di cantare in auto per non insultare gli altri automobilisti; non sono il buono quando non riesco a sopportare di passare del tempo coi miei nonni o con la mia vecchia prozia. Sembra scontato sentirlo dire, dal momento che ognuno di noi mai si permetterebbe di affermare esplicitamente: “Io sono il buono”. Ma dietro a tutte le acrobazie retoriche che le persone usano quando parlano del loro stile di vita o, più in particolare, di qualche episodio che è avvenuto loro, si nasconde proprio questa convinzione. Nella nostra storia siamo cioè noi, i buoni, e lo siamo sempre. E se abbiamo commesso qualche errore, è stato a causa degli altri, o perché il contesto non permetteva di comportarsi altrimenti. Se ho risposto male a Tizio, è indubbiamente perché quest’ultimo se l’è cercata, mi ha proprio esasperato; se non ho fatto il mio dovere, è perché non ho proprio potuto, perché le contingenze me l’hanno impedito. Non è ammissibile, per il nostro ego smisurato, che siamo noi i cattivi, anche solo per una volta. La scusa è sempre pronta, insomma. Comprendo che il rischio implicito di questa consapevolezza sia di considerarsi buoni proprio perché si ammette di non essere buoni, ma si tratta di un circolo vizioso da cui difficilmente si può uscire, perciò mi permetto di sorvolare per il momento. Ma da cosa deriva questa presa di coscienza, la quale non è in alcun modo il frutto di chissà quale ragionamento sopraffino? Il fatto è che io sono cristiano. Capisco di non essere il buono della mia storia semplicemente perché ho scelto l’unica via che non mi concede d’ingannarmi. Non dico d’essere del tutto esente da questa trappola mentale, ma proprio per questo, perché mi rendo conto che da solo cadrei in infinite trappole di questo genere, ho deciso di affidarmi all’unica realtà che non è disposta a cedere ai miei pruriti, l’unica istituzione che non mi lascia in balia dei miei desideri. La Chiesa Cattolica è la sola che, in virtù del suo essere umana e divina al tempo stesso, è in grado di conservare la dignità dell’uomo. Tutte le meravigliose filosofie del nostro tempo non sono altro che lupi travestiti da agnelli: apparentemente buone, ma profondamente malvagie. “Sii te stesso”, “Segui i tuoi sogni”, “Ascolta il tuo cuore”: parole bellissime. Ma se il mio essere me stesso mi portasse ad appiccare incendi alle abitazioni altrui? Se il mio sogno fosse di diventare un serial killer? Se il mio cuore mi dicesse di fare a pezzi il mio vicino? Ecco, quindi, perché l’unico modo per essere veramente noi stessi, per seguire veramente il nostro cuore è quello di conformarlo a quello di Cristo, l’unico che ci ama così tanto da non ammettere che ci rifugiamo in confortanti filosofie disumane, l’unico ad essere onesto con noi, l’unico che, paradossalmente, non ci permette di essere buoni.

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