Un classico al mese

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O si ama per intero o non si ama. Punto.

Non ci sono vie di mezzo, quando si tratta di amare una persona. L’amore non è un sentimento, non è un sentire, un affetto; è anche queste cose, ma non solo. Amare è un lavoro, un impegno, una fatica, e non smette mai di esserlo. Non ci sono periodi di prova, parentesi, riflessioni. No. Amare è un casino, sempre.

Quando iniziamo a prendere l’amore come un qualcosa che o c’è o non c’è, indipendentemente da quello che facciamo, è allora che l’amore smette di esistere. Amare è una scelta, non un dato di fatto. Si ama per scelta, non perché succede; e questa è una scelta radicale, totale. Non si ama a pezzi o a giorni alterni, ma si ama sempre. Si ama anche quando si odia. Si ama anzi di più quando si odia, perché amare vuol dire prender su di sé la miseria dell’altro, la sua piccolezza, la sua inadeguatezza. 

Si prova una certa “chimica”, ci si sente attratti da una persona, all’inizio. Ma quello può succedere con mille persone. Io la provo con un sacco di persone, ma non vuol dire che tra me e loro ci sia amore. Si tratta soltanto di chimica, per l’appunto, di quella che cioè può essere solo una scintilla. Il fuoco va invece mantenuto vivo, le braci rintuzzate; altrimenti non potrà che spegnersi.

“Le emozioni vanno e vengono come nuvole. L’amore non è solo un sentimento, l’amore dovete dimostrarlo. Amare significa correre il rischio del fallimento, il rischio del tradimento”, si dice nel film To the Wonder, di Terrence Malick. Le emozioni sono evanescenti, non hanno il potere di determinare le nostre scelte a meno che siamo noi a permetterlo. Ragione e Sentimento, dove “e” è congiunzione, non verbo. Ogni giorno ci si deve svegliare e dire: “Io amo questa persona”, o meglio: “Io voglio amare questa persona”. Ogni giorno si deve rinnovare questa scelta come fosse la prima volta.

Nel film Matrix: Revolutions, Neo si trova a parlare con un programma in fuga da Matrix, un indiano di nome Ramachandra che parlando dell’amore dice: “No, è una parola. L’importante è l’interazione che la parola comporta. Vedo che lei è innamorato… sa dirmi cosa darebbe pur di mantenere viva tale interazione?”, e Neo risponde: “Darei tutto!”. È questo tutto che va rinnovato giorno per giorno, minuto per minuto. Non è qualcosa che cade dal cielo, come per grazia divina, ma una cosa che va coltivata e curata consapevolmente.

Quando pensiamo che un amore sia finito, chiediamoci se non sia piuttosto sopito, addormentato; se sotto la cenere sia rimasta la brace, e che cosa possiamo fare per riportarla in superficie. Chiediamoci, come dice il sacerdote in To the Wonder, se questo amore che crediamo morto non sia “forse in attesa di essere trasformato in qualcosa di più alto”.

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