Agiografia, portami via 2

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Ho già parlato di quello che penso di una certa agiografia, ma mi rendo conto di aver dimenticato qualcosa. Il problema dell’agiografia non è che ci descrive delle virtù fredde e lontane o che idealizza gli uomini; esisteranno ed esistono per certo alcuni più abili, più decisi e più forti nell’esercitarle. Il problema dell’agiografia è che principalmente si dimentica di tutte le cose importanti della vita.

Quando camminate per strada nessuno additerà voi, né voi additerete nessuno, come chiare esempio di pazienza o di carità (la castità, come è noto, non è virtù di cui vantarsi oggi); piuttosto vi riconosceranno come il figlio del falegname. Ora, già ai tempi di Cristo la gente si aspettava da santi e profeti degli atti, delle capacità, un portamento straordinari. L’Antico Testamento almeno di alcuni non aveva certo nascosto le debolezza, ma il sentimento popolare, o forse il sentimento dei benpensanti, li aveva idealizzati; eppure il non meno popolare giudizio aveva amato quelli che erano descritti come pieni di difetti e cadute, o per lo meno di piccoli gesti umani; Davide e Salomone saranno sempre più cari di un Elia, semplicemente perché le loro azioni sono raccontate non escludendone i particolari meschini e quotidiani.

La moderna agiografia, con tutti i suoi racconti straordinari di virtù, ci annoia e ci costringe a dimenticare che i santi sono attorno a noi, rivestiti dei panni dell’operaio ignorante e dello spocchioso studentino; ci fa indignare per una brutta parola, per una scortesia, per una mancanza di attenzione di cui per certo anche i più perfetti si sono macchiati. Quello che serve ad ogni racconto è la verità dell’uomo, piccolo e limitato com’è, perché la santità non è uno sforzo, ma un abbraccio di Dio cui esso non si è sottratto.

Questo abbraccio non lo ha privato certo del suo limite: sono pronto a scommettere che anche i più grandi sono stati tentati di bestemmiare quando hanno sbattuto il mignolo sullo spigolo e sono abbastanza certo del fatto che più di uno di loro abbia dimenticato almeno una volta le preghiere della sera; sono altrettanto portato a credere che in molti abbiano ceduto alla gola, fra un digiuno e l’altro, e che diversi siano andati a letto con la moglie, non sempre con le migliori intenzioni, a meno che non avessero cortesemente richiesto al loro vicino di svolgere per loro questa mansione. Sono certo insomma che fossero umani proprio come me e come me peccatori e non solo nelle cose più piccole; ed in fondo è per questo che posso amare gli amici di Dio.

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