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Versi dell’ira #2

Mostrami, donna di donne custode, la tua solinga emancipazione: lascia l’ago, imbraccia il forcone, frantuma sulla vanga la tua schiena, se sola vuoi restare. Tendi il mio arco, caccia la tua preda, apri le viscere col mio coltello, battiti sola contro il flagello della malattia ed il nemico che nell’ombra tende insidie sola affronta e sola trema se vuoi. La libertà d’esser soli niun ti levi, s’a nessuno vuoi fidar la tua vita, s’esser sol vuoi nocchiero di te stessa, in questi anni brevi del nostro sanguinar vuoto mortale.

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Ad una donna beatrice

Adgnosco veteris vestigia flammae, Donna che amai, donna che ammiro, E seppur non più arde Questo mio petto ingrato, Con gioia, lieta amica, ti rimiro. Oh, luminosa pieta Fu quella che ti pose al mio cammino A ravvivar del petto mio la pietra. D’infelice amor dolce faretra Forse scelto strale ancor trattiene, Ch’una pena diversa mi conceda; E allor tu mi veda, Felici entrambi dell’altrui destino, Stretto alla donna che amerò: Orgogliosa tu sia che non son perso, Per il tuo dono d’un gentile sguardo, Donna che nel viso porti il sole, Con cui dal fango mesto mi traesti.

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Versi dell’ira #1

A dialogar con voi, che più rispondo? Non v’è pensier sincer né lieve affetto Ch’a voi mi tenga a ragionar costretto Nell’insultarci nostro moribondo. Parlate sola pur fino in fondo, Quel ch’era da saper io già l’ho detto Che sol polemica è a voi concetto E il pensier vostro già gira in tondo. Così io chirurgo all’alta pena Ch’il ponderoso litigar m’infligge E l’animo tutto mi avvelena Pongo mano a l’acciar che s’infigge A rimuovere cancro e cancrena, E se vuo’ va’ a dir che mi sconfigge.

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Aria di marzo

Aria di marzo E primavera Che m’incanti il cuore a danzar; Aria frizzante, Aria sincera, Sole che cuoci nel cuoio i miei piè, Verde che nasce, Verde che spera, In una pioggia che gli dia respir; Aria di campo E cittadina, Che già rendi leggero il mio andar; Aria stregata, Aria divina, Che una gioia sobilli nel sen; Ed il peso del giorno che arriva Già il tepore lo porta lontan; Ed il mondo che va alla malora E che crolla ogni istante un po’ più Non val certo il gaudio d’un’ora Di quest’aria che danza con me.

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Tinúviel!

“Morto che cammina, morto che cammina” Son io, che grigio e tetro mi trascino Senza lagrime per le vie piangendo, Tratto come cieco da sorte avara. Tu Lúthien dovei per me esser Ed io Beren ristoro in te trovar; Ma sol sull’erba languo e piango e strido E grido’l nome tuo, ma invano. E invano pronuncio amare parole, Che sol riecheggian: “Tinúviel Tinúviel”, Ma Tinúviel, lontana, non torna. Di Sauron invoco fedeli schiatte, Che al tormento mio seduta stante Fine pongan d’inutile vita mia.

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Maledetti!

Maledetti voi che non capite Maledetti voi che saper ardite Maledetti i pavidi consigli Maledetti siate voi conigli Maledetto il vostro orgoglio Maledetto bugiardo cordoglio Maledette vostre frasi fatte Maledette sian’esse disfatte. Maledetta d’asil sicumera Maledetto chi ancor ci spera Maledetto dal mattino a sera. Maledetti insulsi pareri Maledetti giudizi austeri Maledetti or come ieri.

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Versi a Rossana #5

Nell’abbraccio esser vorrei l’affetto Che ti salva, e certo non lo sono. Ma tu non sai e sei divin salvezza, Amor a me di Dio per tua bellezza. Amor, se del tuo amor son degno, O se pur nulla valgo per la Grazia Eccelsa sii mia croce e sostegno.

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Versi a Rossana #4

Naos e Righel sono i tuoi occhi E così li ricordo, Dolci stelle lontane, Chiuso fra trite nubi Torinesi. Non degno d’uno sguardo le puttane Che mettono a nudo mercanzia: Tutto che tu non sia M’è poco e nulla e vuoto. Ma la lieve cascata Dei capelli del colore d’autunno La bianca pelle, i gesti usati, Mi rendono un porto di sospiri. Possa l’agile nave D’un tuo pensier un giorno riposare In tal cala ascosa Ed altri sospiri ancor rubare.

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Versi a Rossana #3

O Dio, perché tant’ardo? Perché di tant’amor mi bruci il core? Perché i sospiri lo spirto gagliardo Mi strappan dal petto ad ogni sguardo Mio a lei, a me suo, dolce Signore? Strappi a questo petto il cuore, frantumi tua misera creatura. Tu m’hai promesso gioia in tal amore, In questo amore gioia mi rendi, Ché non son vani i tuoi giuramenti!

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Versi a Rossana #2

D’improvviso lo spavaldo füoco Ghiaccio s’è fatto in petto; Ardente amore teme difetto Del mio cor o del mio viso amante Indegno mi faccia al dolce gioco. O bocca e cor ardente, Tremebondi al pensier di lei stupenda, Non tremate ancor, Ancor il capo mesto non piegate A pensier tristo ed a distanza amara! Non v’è gioia per il vile che dispera! È quando cala l’ombra della sera Che si prova l’amore della luce, E se non è esso che ci conduce In quale amor sperare potremo?

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