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Poesia

Versi dell’ira #2

Mostrami, donna di donne custode, la tua solinga emancipazione: lascia l’ago, imbraccia il forcone, frantuma sulla vanga la tua schiena, se sola vuoi restare. Tendi il mio arco, caccia la tua preda, apri le viscere col mio coltello, battiti sola contro il flagello della malattia ed il nemico che nell’ombra tende insidie sola affronta e sola trema se vuoi. La libertà d’esser soli niun ti levi, s’a nessuno vuoi fidar la tua vita, s’esser sol vuoi nocchiero di te stessa, in questi anni brevi del nostro sanguinar vuoto mortale.

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Ad una donna beatrice

Adgnosco veteris vestigia flammae, Donna che amai, donna che ammiro, E seppur non più arde Questo mio petto ingrato, Con gioia, lieta amica, ti rimiro. Oh, luminosa pieta Fu quella che ti pose al mio cammino A ravvivar del petto mio la pietra. D’infelice amor dolce faretra Forse scelto strale ancor trattiene, Ch’una pena diversa mi conceda; E allor tu mi veda, Felici entrambi dell’altrui destino, Stretto alla donna che amerò: Orgogliosa tu sia che non son perso, Per il tuo dono d’un gentile sguardo, Donna che nel viso porti il sole, Con cui dal fango mesto mi traesti.

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Versi dell’ira #1

A dialogar con voi, che più rispondo? Non v’è pensier sincer né lieve affetto Ch’a voi mi tenga a ragionar costretto Nell’insultarci nostro moribondo. Parlate sola pur fino in fondo, Quel ch’era da saper io già l’ho detto Che sol polemica è a voi concetto E il pensier vostro già gira in tondo. Così io chirurgo all’alta pena Ch’il ponderoso litigar m’infligge E l’animo tutto mi avvelena Pongo mano a l’acciar che s’infigge A rimuovere cancro e cancrena, E se vuo’ va’ a dir che mi sconfigge.

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Er Ciclo

  Ner monno che te vive intorno c’è ‘na corsa tra notte e giorno “ndo uno a all’antra je va dietro cercanno de avecce stesso metro È ‘na guera antica e puro eterna ogni tempo ce sbatte le corna sò duellanti che vonno vittoria co’ alti e bassi ne la loro storia E infonno io devo pjà posizione sceje quale sarà er mio battajone pè la notte ho combattuto ‘n tempo e ogni tanto m’attira cor suo canto Pè er giorno ce provo ma è fatica senza supporto nun reggi la salita ma quanno ariva, poi la sera t’accorgi che …

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Aria di marzo

Aria di marzo E primavera Che m’incanti il cuore a danzar; Aria frizzante, Aria sincera, Sole che cuoci nel cuoio i miei piè, Verde che nasce, Verde che spera, In una pioggia che gli dia respir; Aria di campo E cittadina, Che già rendi leggero il mio andar; Aria stregata, Aria divina, Che una gioia sobilli nel sen; Ed il peso del giorno che arriva Già il tepore lo porta lontan; Ed il mondo che va alla malora E che crolla ogni istante un po’ più Non val certo il gaudio d’un’ora Di quest’aria che danza con me.

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La Rana e l’Airone

  La rana che stava ne lo stagno era beata, intenta a fasse ‘n bagno quanno ‘n airone uscì dar fojame e lei scoperta salì sur fasciame Trovannose a ‘n tiro de becco co’ coraggio anniede dritta ar succo prese fiato e se gonfió per bene fece score più sangue ne le vene Disse subito all’affamato airone “Nun me fai paura brutto ucellone tu c’avrai puro il colore de la cenere ma io so forte posso puro cambià genere” L’ airone su le prime era perplesso ma je sembrava de passà pè fesso Rispose “È inutile che zazzi, ho fatto …

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CRISTIANI?

Er limbo politico è servito pè sta su portrona lì seduto e l’elettori così sò cojonati da accordi e inciuci travestiti Imboniti da ‘n cantastorie toscano e pieno de borie se dice cristiano, ma de facciata e la fregatura è bella preparata Tutto contro la vita e la famija quella de Nazaret persa ne la via li cristiani da 80 € abbindolati a mammona danno culto pecoronati Er poro cattolico seriale pè la voja de giustizia sociale accecato come Giuda antico Cristo e er credo suo ha vennuto A 5 stelle, come l’antichi s’è rivorto pensanno così d’avè tutto risorto …

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Tinúviel!

“Morto che cammina, morto che cammina” Son io, che grigio e tetro mi trascino Senza lagrime per le vie piangendo, Tratto come cieco da sorte avara. Tu Lúthien dovei per me esser Ed io Beren ristoro in te trovar; Ma sol sull’erba languo e piango e strido E grido’l nome tuo, ma invano. E invano pronuncio amare parole, Che sol riecheggian: “Tinúviel Tinúviel”, Ma Tinúviel, lontana, non torna. Di Sauron invoco fedeli schiatte, Che al tormento mio seduta stante Fine pongan d’inutile vita mia.

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Maledetti!

Maledetti voi che non capite Maledetti voi che saper ardite Maledetti i pavidi consigli Maledetti siate voi conigli Maledetto il vostro orgoglio Maledetto bugiardo cordoglio Maledette vostre frasi fatte Maledette sian’esse disfatte. Maledetta d’asil sicumera Maledetto chi ancor ci spera Maledetto dal mattino a sera. Maledetti insulsi pareri Maledetti giudizi austeri Maledetti or come ieri.

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Sproporzione

Un gelido scontento S’arrocca nel mio petto e affonda Ogni artiglio cruento Abbrividendo mortale il sangue Ad ogni penser tristo che travolge D’autocommiserazione il cuore. Esser nulla già è troppo per chi soffre, Esser niente già è troppo per chi geme E teme e tentenna ad ogni passo. Ahi lasso, diverso fossi stato Quando ancor potevo! Ah quante scelte fatte per il meglio, Ch’ancor m’affocano disioso ‘l petto, Piegato avessi a convenienza! Tacesse or come allora la coscienza E potessi, vivo e senza scopo, Ancor sopravvivere a me stesso. Oh perché in me quest’anima discorde Hai posto al vivacchiare dei …

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