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Clara Rockmore suona il theremin

Le sirene ronzanti: il ruolo delle donne nella musica elettronica

Un diffuso luogo comune vuole che donne e tecnologia non quaglino, ma a ripercorrere la storia della musica sperimentale si trova una situazione molto diversa.

Anche se solitamente non vengono celebrate come meriterebbero, molte donne hanno dato un contributo notevole nel campo della musica realizzata con strumenti elettronici, registratori e computer. A dirla tutta il discorso potrebbe essere spostato addirittura al secolo precedente, infatti sembra che sia stata una donna, Ada Lovelace (1815-1852), a teorizzare per la prima volta la produzione di musica tramite una macchina.

Ritratto di Ada Lovelace

La Lovelace è anche una delle poche fortunate, tra le pioniere che oggi vogliamo omaggiare, infatti il suo nome viene occasionalmente ricordato, vuoi perché figlia illegittima di Lord Byron, vuoi perché con le sue ricerche sulla macchina analitica di Charles Babbage risulta una pioniera dell’informatica.
Senza nulla togliere a compositori e strumentisti che vi si sono cimentati, alcuni di grandissimo valore, la storia della musica elettronica è innanzitutto la storia degli strumenti con la quale viene realizzata.

L’applicazione dell’elettricità agli strumenti è più vecchia di quanto molti potrebbero pensare: il primo strumento elettrificato conosciuto è il denis d’or (1748) dello scienziato ed ecclesiastico Václav Prokop Diviš (1698-1765), a cui seguirono invenzioni come il clavicembalo elettrico (1759) del fisico e matematico Jean-Baptiste Thillais Delaborde (1730-1777), il clavicembalo magnetico (1785) del fisico gesuita Pierre Bertholon de Saint-Lazare (1741-1800), il piano elettromeccanico (1867) dell’inventore Matthäus Hipp.

Il primo spartito che testimonia una musica scritta per uno strumento elettronico sembra quello di “Clickety-click”, scritto da HF Juleen (alias John Parsons).
Lo spartito, per pianoforte e non specificato strumento percussivo, non reca segni di un’evidente destinazione elettronica, teoricamente potrebbe essere suonato da qualsiasi strumento non elettrico, ma altre informazioni lasciano intendere che i click presenti nel brano venissero eseguiti dalla sua spalla femminile, Dot D’alcorn (Susette D’Alcorn), “The only lady electrician in the world”, in uno spettacolo di music hall in cui Mefistofele, impersonato da Dot, pianifica di “elettrificare l’umanità”.

Il primo strumento elettronico è il telegrafo musicale (1876) dell’ingegnere Elisha Grey (1835-1901), famoso per essersi recato a brevettare il telefono in ritardo di un’ora su Graham Bell (taciamo per carità del povero Antonio Meucci, che l’aveva brevettato già qualche anno prima ma non aveva potuto permettersi i soldi per rinnovare il deposito).

A seguire il telharmonium (1897, per certi versi l’antenato dell’organo Hammond) dell’inventore Thaddeus Cahill (1867-1934) e il singing arc (1899) del fisico e ingegnere William Duddell (1872-1917).

Agli inizi del XX secolo c’è un’esplosione di invenzioni nel campo, da quelle meno importanti come il choralcello (1909) o l’optophonic piano (1916) all’audion piano (1915), che è il primo strumento elettronico a valvole, ma gli strumenti più rilevanti furono probabilmente il theremin (1917), l’onde martenot (1928), il trautonium (1930), il rhythmicon (1930), il moog (1964), senza contare le applicazioni musicali dei primi computer, che ovviamente seguirono l’evoluzione dei calcolatori, e tutto il cammino fatto nel campo dei sintetizzatori.

L’onde martenot fu probabilmente il primo strumento musicale elettronico di gran successo: fu utilizzato da grandi compositori come Edgar Varese, Darius Milhaud e Olivier Messiaen, e lo stesso Maurice Martenot, che lo inventò, divenne insegnante di Onde-Martenot al conservatorio di Parigi. In occasione del suo primo concerto per onde martenot, Maurice fu accompagnato al piano dalla sorella Ginette, destinata in seguito a dirigere ella stessa ensemble di onde martenot e a divenire virtuosa e maestra dello strumento.

Anche il trautonium ebbe un certo utilizzo nella musica colta, ad esempio Paul Hindemith imparò a suonarlo e lo usò nelle sue opere.
Il rhythmicon fu invece il primo macchinario studiato per produrre ritmi, inventato da Lev Termen (noto anche come Leo Theremin) su sollecitazione del compositore d’avanguardia Henry Cowell. Avendo Cowell perso presto l’interesse per questa idea, il rhythmicon venne messo da parte e riscoperto fortunosamente dopo oltre vent’anni da Joe Meek (il rivoluzionario produttore che utilizzò per primo lo studio di registrazione come uno strumento musicale, autore tra l’altro di uno dei primi concept album della storia, “I hear a new world” del 1960, a tema extraterrestre).
Ma l’invenzione più importante di Termen è il theremin: usato in ambito colto da Charles Ives, ha trovato applicazione più frequente e significativa nella musica pop (Beach Boys ad esempio) ma soprattutto come generatore di effetti d’atmosfera in cartoni animati, film e serie tv. Pare che lo strumento sia riuscito a strappare elogi anche a Vladimir Lenin.

La nostra storia della musica elettronica tutta al femminile potrebbe cominciare da qui, perché fu una donna, Clara Rockmore la prima virtuosa del theremin.

Nasce come violinista, ma a causa di problemi ossei dovuti alla malnutrizione è costretta ad abbandonare lo strumento. Quando si imbatte nel theremin, capisce di aver trovato una valida alternativa, infatti il Theremin non richiede alcun contatto perché il suono viene prodotto semplicemente avvicinando ed allontanando le mani.
L’unica cosa che occorreva era un buon orecchio, e per la musicista lituana, dotata dell’orecchio assoluto, non era un problema.
Oltre a regalare al pubblico esecuzioni di grande precisione, la sua collaborazione con Termen in persona (da cui ebbe la fortuna di prendere lezioni) fu decisiva per migliorare lo strumento. Un’altra stella femminile del Theremin fu Lucie Bigelow Rosen, anch’ella molto vicina a Termen.
Per quanto riguarda il moog (dal nome del suo inventore, Robert Moog), è uno strumento che non necessita di grandi presentazioni, essendo un sintetizzatore che, lungi dal restare confinato tra gli sperimentatori più d’avanguardia, è stato utilizzato anche nelle forme più ricercate di musica rock (progressive soprattutto, vedere ad esempio Emerson, Lake and Palmer).

Una celebre applicazione del Moog si ha nell’introduzione del film “Arancia meccanica” (1971) di Kubrick, in cui il commento musicale è affidato ad una suggestiva versione per moog della “Musica per il funerale della regina Maria” (1695) di Henry Purcell, eseguita da Walter Carlos (poi divenuto Wendy Carlos in seguito ad operazione chirurgica).
La prima composizione per strumenti elettronici scritta da una donna è “Music of the spheres” (1938) di Johanna Beyer.
Questa musicista molto talentuosa in vita ebbe stretti rapporti con dei grandi come John Cage ed Henry Cowell ma ebbe spesso grosse difficoltà finanziarie e dovette combattere negli ultimi anni della sua vita contro la sclerosi laterale amiotrofica.
La sua fortuna postuma non è stata molto maggiore se consideriamo che ancora in molti sono all’oscuro della sua esistenza.

Per quanto riguarda la musica concreta (che lavora su materiale sonoro preesistente piuttosto che generarne di nuovo come nella musica elettronica propriamente detta), vanno ricordati pionieri come Pierre Schaeffer (considerato il fondatore) e Pierre Henry (che assieme a Michel Colombier ha scritto Psyché Rock, un brano che, influenzato a sua volta da “Louie Louie” di Richard Berry, ispirerà la sigla del cartone animato “Futurama”).
Ma merita una menzione anche la danese Else Marie Pade, il primo compositore di musica concreta del suo paese. Data la sua militanza nella resistenza antinazista (faceva parte di un gruppo tutto al femminile addestrato all’uso di armi ed esplosivi), fu arrestata dalla Gestapo ed internata a Frøslev, dove rimase fino alla fine della guerra: fu durante la prigionia che iniziò a comporre musica e le sue canzoni contribuirono a mantenere alto il morale dei prigionieri.

Tra i pionieri della musica concreta anche Daphne Oram, che oltre a ciò è stata anche la prima donna a progettare uno strumento elettronico (si tratta di un sintetizzatore capace di convertire input grafici in suoni, secondo una tecnica che prenderà il nome di “oramics”).
Durante la guerra spesso, con gli uomini in gran parte al fronte, si aprivano alle donne ruoli lavorativi tradizionalmente a loro preclusi. Probabilmente Daphne Oram fu una di queste donne destinate ad un’attività pionieristica quando venne assunta alla BBC.
Appassionatasi alle tecniche di produzione dei suoni, fonda nel 1958 con Desmond Briscoe un’unità interna alla BBC specializzata in sperimentazioni sonore, ma non le viene data la possibilità di rimanervi a lungo. Negli anni successivi, comunque, da quel laboratorio uscirono molti temi musicali ed effetti sonori di popolari serie televisive (per la cronaca, già nel 1956, in America, i coniugi Bebe e Louis Barron composero la prima colonna sonora cinematografica elettronica, per il film “Il pianeta proibito”).
In particolare Delia Derbyshire vi trasformò una composizione di Ron Grainer in un brano di musica elettronica: era la sigla della serie televisiva “Doctor Who”.

Daphne Oram

Da non sottovalutare comunque il lavoro di chi si dedicava alla sintesi di singoli suoni. All’epoca non solo c’era un intero mondo di virtualità sonore da esplorare, ma si richiedeva spesso agli esperti di ricreare anche suoni familiari che però, per un motivo o per l’altro non era facile registrare. Ancora negli anni ’70 erano vive certe esigenze, ed una compositrice come Suzanne Ciani si era specializzata nell’emulare suoni come quello di una bottiglia stappata o di un liquido versato in un bicchiere.
Per quanto riguarda la Oram, il suo estro si rivelò anche nella saggistica e nella divulgazione. Tra le sue idee più curiose, quella secondo la quale le antiche civiltà avevano una grande conoscenza delle proprietà dei suoni e costruivano i loro imponenti edifici tenendo conto degli effetti sonori che erano in grado di produrre.

Questo excursus, per nulla esaustivo, lascia fuori eroine come Laurie Spiegel, Eliane Radigue, Pauline Oliveros e tante altre ancora.

Per concludere va menzionato giusto che anche l’Italia può vantare compositrici di una qualche rilevanza, come quelle operanti nello Studio di Fonologia Musicale sorto a Milano nel 1955 su idea di Luciano Berio e Bruno Maderna (qualche nome: Teresa Rampazzi, Franca Sacchi e l’argentina Hilda Dianda).

Articolo originale su Storia delle Idee

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